Annibale Frossi
Mini-retrospettiva in due articoli
1. Annibale Frossi, un’ala destra con gli occhiali
2.Annibale Frossi, un miracolo a Berlino 1936
Annibale Frossi,
un miracolo a Berlino 1936
Mini-retrospettiva
Articolo 2
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- 23/09/2026
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ANNIBALE FROSSI
Muzzana del Turgnano (UD) 06.07.1911 – Milano 26.02.1999
Olimpiadi Berlino del 1936 – Alcuni richiami storici
1936 è anno olimpico: alcune novità
Per la prima volta nella storia del torneo, si iscrissero delle nazionali asiatiche: il Giappone e la Repubblica di Cina. Bulgaria e Portogallo si iscrissero il 23 giugno 1936 ma ritirarono la propria iscrizione quattro settimane più tardi, Estonia ed India Britannica si ritirarono quando ancora le iscrizioni erano aperte. Partecipò, finalmente, anche l’Inghilterra.
1936 è anno olimpico: il lavoro di Vittorio Pozzo
Il ferreo regolamento olimpico escludeva la partecipazione di calciatori professionisti. Ciò significava che quelli delle nostre maggiori società non avrebbero potuto essere convocati.
L’attività della nazionale viene ridotta al minimo.
Pozzo – in un primo tempo restio all’incarico – si spinse a servirsi di una squadra di “studenti”, vale a dire di atleti iscritti all’Università o a qualche Istituto Superiore e quindi, almeno sulla carta, etichettabili come dilettanti.
Gli atleti visionati giocano quasi tutti in serie A: Foni, Rava, Ugo Locatelli, il mediano dell’Ambrosiana, diventeranno fra due anni campioni del mondo; il centravanti del Pisa, Sergio Bertoni, farà parte della rosa.
Pozzo diramò convocazioni, interessandosi anche e soprattutto a società fuori dal grande giro nazionale: Pisa, Viareggio, Lucchese, Spezia, Sampierdarenese.
Annibale Frossi venne scoperto dall’allenatore della Nazionale italiana Vittorio Pozzo mentre militava in Serie B: il commissario tecnico lo convocò quindi per i Giochi Olimpici del 1936, in una rosa che vedeva tutti giocatori esordienti.
Nei giochi olimpici l’ala friulana Frossi vinse la medaglia d’oro e divenne capocannoniere del torneo con 7 reti.
1936 è anno olimpico: la Germania di calcio nazista
I quarti di finale vedono la Norvegia contro la Germania.
La Germania è una squadra di modesta levatura ma sicuramente sospinta dall’organizzazione nazista.
Nonostante tutto, tra Germania e Norvegia è proprio la Norvegia ad avere la meglio e vincere approdando in semifinale.
Sarà Italia-Norvegia.
La Germania ha trionfato nella classifica a squadre davanti agli Stati Uniti.
Ma Hitler ha dovuto sorridere con i denti davanti allo strapotere dell’atleta di colore Jesse Owens dominatore nei 100, nei 200, nel lungo e nella staffetta 4×100.
Owens era diventato amico della nazionale Italiana: al villaggio la sua casetta stava a due passi da quella della nostra rappresentativa, lui dopo cena si presentava con chitarra e fisarmonica, suonava, si esibiva nella danza del ventre.
Il quarto di finale vede anche il Perù che sfida l’Austria.
Questo quarto di finale – che assomiglia molto al gesto di Hitler di non dare la mano a un “non ariano” come Jesse Owens- è una storia fatta di arbitri compiacenti, di dittatori che si arrabbiano, di abusi da parte della FIFA e degli austriaci.
Stiamo parlando di quella che ha fornito Eduardo Galeano nel 2008 in un programma della TV uruguaiana. Lo scrittore di Montevideo racconta come quel giorno il Führer sedesse sul palco e riponesse tutte le sue speranze di vittoria nel seguitissimo torneo di football nella Nazionale della nativa Austria, stante l’eliminazione della Germania ad opera della Norvegia. Una storia fatta di arbitri compiacenti, di dittatori che si arrabbiano, di abusi da parte della FIFA e degli austriaci. Una storia fatta anche di DIGNITA’, quella dei peruviani che dopo aver umiliato gli avversari, Hitler e indirettamente la razza ariana sul campo, se ne vanno nel momento in cui viene annullata la loro vittoria e ufficializzata la ripetizione il match. Insomma, una riproposizione della dicotomia tra il mito e il male, ma in tono minore perché, a detta di Galeano, i peruviani non vollero alimentare la fiamma di quanto accaduto e costruirci sopra un mito.
LEGGI ARTICOLO di calcioromantico.com
“Perù, quasi come Jesse Owens”
15/08/1936
Olympiastadion di Berlino
LA FINALE
ITALIA – AUSTRIA
2-1
In finale (Olympiastadion di Berlino)
ci aspetta la sfida più classica, quella con l’Austria. Non è il Wunderteam, ma per Meisl rappresenta una personale rivincita nei confronti di Pozzo. L’Austria è stata superata nei quarti dal Perú (4-2), tuttavia l’ingresso in campo di qualche sudamericano festante prima del fischio finale ha indotto il comitato di disciplina a ordinare la ripetizione dell’incontro, cui i peruviani si sono sottratti per comprensibile indignazione.
La medaglia d’oro arriva grazie a una straordinaria invenzione di Frossi. Frossi segna i 2 gol (2-1).
Annibale ha marcato in tutte e quattro le partite, il suo bottino assomma a 7 gol.
1936 è anno olimpico: Vittorio Pozzo vince i Giochi di Berlino, l’italia vince vince i Giochi di Berlino
La Gazzetta dello Sport che il tecnico teneva fra le mani dice “Gli azzurri del calcio conquistano il titolo olimpico battendo l’Austria dopo strenua ed appassionante contesa“.
La gioia dei mondiali di Roma era stata grande, ma quella scaturita dopo i lunghissimi centoventi minuti di battaglia con l’Austria sul prato dell’Olympia Stadion delle olimpiadi gli risuonava nel cuore con un’emozione più intensa.
I tempi stavano cambiando.
Portandosi appresso un’idea di dilettantismo nello sport, specie nel calcio.
Pozzo continuava a ritenere che le gioie sportive più grandi potessero nascere soltanto dal mantenere nell’impegno agonistico, a qualsiası livello lo spirito nobile e disinteressato dei pionieri d’inizio secolo.