voci di un calcio lontano, lontano
Ispirato al capitolo “Il calciatore” di Darwin Pastorin
del libro
“La partita di pallone. Storie di calcio”
Sellerio editore.
Da Vasco Pratolini a Gianni Brera, da Manuel Vázquez Montalbán a Vittorio Sermonti, da Osvaldo Soriano a Mario Soldati, da Stefano Benni a Edmondo Berselli, da Nick Hornby a Davide Enia: nelle pagine della letteratura il gioco del calcio trova un racconto inedito delle partite e degli atleti, dell’agonismo e della sportività, dei trionfi e delle sconfitte.
Sellerio editore
“A fine carriera, un mediocre terzino destro poteva, come massima aspirazione, aprire un bar nel suo paese dove era nato”
“Fermate i padroni del calcio, innovatori in preda a raptus di onnipotenza”
Così scriveva Darwin Pastorin nel 1999 in Il calciatore, capitolo di Le partite non finiscono mai.
Pastorin, malinconico ma non troppo.
Sognatore con grande stile. Perchè descrive un periodo del calcio che non c’è più.
Lo fa donando al lettore una piccola, grande parola per il calcio dei ’50, ’60, ’70: genuino.
Mentre ai giorni nostri, ecco che questo sport popolare si rivede nei giochi di borsa, un calcio che pensa ai bilanci.
Un calcio urlato, esagerato.
Pastorin prosegue il suo racconto con semplicità descrivendo i vari ruoli che si tengono nel calcio – alcuni, oramai scomparsi -senza mai privarsi del vestito romantico che indossa.
Passando per il libero, lo stopper, il mediano.
Poi ecco che vediamo ricordarne alcuni in particolare…
– L’estremo difensore
Lev Jascin, portiere
Pfaff, portiere del belgio, scendeva in campo con un ombrellino, per esempio.
Il portiere appartiene al mondo della fantasia, personaggio esclusivo, personaggi “matti” che spingono dal fondo del campo tutta la squadra.
C’era John Osborne, portiere. Osborne fumava in campo quando non era impegnato nel gioco. Osborne fece parte della grande squadra di coppa dell’Albion alla fine degli anni ’60, che giocò in 5 finali di coppa dal 1966 al 1970, inclusa la finale di FA Cup del 1968.
Parlare di portieri è parlare di letteratura. (D.Pastorin)
Albert Camus giocava in porta nel suo “periodo algerino”.
Nel 1949, Evgenij Evtusenko, grande poeta russo, aveva deciso di presentarsi nella sede della Dinamo Mosca per proporsi come portiere.
Ubriaco completamente, affronta il provino davanti l’allenatore che al termine
gli dice “Oltre a giocare a calcio come portiere, cosa fai nella vita?”.
Evtusenko risponde “Scrivo poesie”
E l’allenatore “Ecco, bravo. Prosegui con la poesia”.
Vladimir Nabokov, scrivendo Lolita, giocava in porta durante il soggiorno a Cambridge.
E sentiva, scrivendola, la passione per il portiere come un’arte nobile.
Un ruolo, il portiere, che tiene l’uomo in disparte.
Lo rende solitario.
Un uomo del mistero.
– I terzini
mihály lantos, Ungheria 1954
Pastorin prosegue con il terzino.
Che oramai non morde più le caviglie al suo avversario per tutta la partita.
Il terzino che ha perso la sua storica, vera ruvidità.
Per arrivare, probabilmente, al punto del racconto più toccante: il ruolo delle ali.
Sono scomparse le ali…
– Le ali
Kurt Hamrin
Nella loro visione dell’esistenza c’è sempre un ostacolo da saltare.
Non c’è più il grande Kurt Hamrin chiamato “l’uccellino” che era così forte nel suo ruolo da essere confuso spesso con un brasiliano. Lui era svedese.
E poi arriva George Best, ubriaco in campo ma segnava e vinceva.
“Garrincha è stato l’ultimo campione romantico.
Nato povero e morto solo, pazzo e ubriaco“. (D.Pastorin)
Manè Garrincha che aveva una gamba più corta dell’altra ed era anche poliomielitico ma che nel 1962, al Mondiale, vince la Coppa praticamente da solo.
Garrincha, ultimo romantico con le ali, aveva la passione per i diseredati delle favelas.
Garrincha, ultimo folle campione con le ali, che abbandonava l’allenamento in Brasile per andare a giocare scalzo con gli amici nella foresta amazzonica. (D.Pastorin)
Per arrivare a Pasolini, grande amante del calcio e del Grande Bologna, che durante le pause sul set cinematografico giocava a pallone, ruolo ala.
Lo chiamavano “Stukas” e sempre Pasolini ha ricordato i pomeriggi a giocare al pallone come i momenti, gli anni più belli della sua vita.
Fino ad arrivare all’ultimo ruolo, il bomber.
– Il bomber
Nándor “Öreg” Hidegkuti
Se tu avevi il 9 dietro la maglia eri il centravanti.
Il bomber è l’unico ruolo che è rimasto antico. Deve segnare.
Lo deve fare, da sempre. Contemporaneamente, deve far sognare il resto del mondo.

Pastorin incanta per la sua diretta empatia per i momenti andati, per le partite alla radio e le prime trasmesse in televisione.
Incanta per ricordare i numeri delle maglie del giocatore, dall’1 all’11 e non come ora con numeri stratosferici e fuori da ogni riferimento di ruolo sul campo da pallone.
Il portiere, quindi, è il ruolo più poetico e letterario.
Il centravanti resta antico, incollato al pallone, potente.
Come il grande Leonidas da Silva, uno dei più prolifici attaccanti degli anni ’30 che giocava scalzo e gli imposero le scarpe con i bulloni.
Celebrato nelle canzoni che tutti i brasiliani ancora intonano.
Da Vasco Pratolini a Gianni Brera, da Manuel Vázquez Montalbán a Vittorio Sermonti, da Osvaldo Soriano a Mario Soldati, da Stefano Benni a Edmondo Berselli, da Nick Hornby a Davide Enia: nelle pagine della letteratura il gioco del calcio trova un racconto inedito delle partite e degli atleti, dell’agonismo e della sportività, dei trionfi e delle sconfitte.
Sellerio editore