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Italia campione del mondo, italia obesa fascista

RETROSPETTIVE (approfondimenti vari)

Retrospettiva Italia 1934

Coppa del Mondo
Italia 1934
(Coppa Rimet)

Personaggi e intrecci che descrivono
la Semifinale di Coppa del Mondo tra Italia e Austria

Puntata 5

10/06/1934
Stadio di Roma
Finale Coppa del Mondo (Coppa Rimet)
ITALIA – CECOSLOVACCHIA

Italia campione del mondo, italia obesa fascista

La finale di Italia 1934

ITALIA-CECOSLOVACCHIA FINALE MONDIALI 1934
  • FINALE MONDIALI ITALIA 1934 – Considerazioni brevi sulla partita

L’italia di Pozzo vinse la Coppa del Mondo in finale contro la forte Cecoslovacchia che vedeva gran parte dai calciatori dello Slavia Praga, dominatore del campionato nazionale sin dal 1929. Il portiere e capitano Plánička e gli attaccanti Puč, Svoboda e Sobotka. Altro centravanti assai temibile era Oldřich Nejedlý, in forza all’altro club di Praga, lo Sparta.
Ma l’Italia era una squadra di giocatori che dominava il campo soprattutto attraverso le tattiche messe a punto da Pozzo stesso, oltre alle qualità del singolo giocatore.
l’attaccante nativo di Jinonice ANTONIN PUC è ancora oggi ricordato come il miglior realizzatore di tutti i tempi della nazionale cecoslovacca, con 34 reti nelle 60 apparizioni ufficiali.
Due di queste reti sono realizzate proprio nel torneo mondiale del 1934, avendo trovato il modo di segnare anche alla Romania agli ottavi prima dell’illusorio vantaggio contro gli uomini di Pozzo.

Lo Sparta Praga NEL 31 Nello squadra praghese acquista Oldrich Nejedly si divide i compiti offensivi con Josef Silny, che l’anno prima ha vinto la classifica cannonieri con 18 reti, e con il belga Raymond Braine, uno che con il Beerschot di Anversa ha segnato qualcosa come 141 reti in 142 partite e che, giunto l’anno prima a Praga, diventa non solo uno dei primi prefessionisti del calcio mondiale, ma anche il leader del reparto avanzato della squadra.
LINK        https://sport660.wordpress.com/tag/antonin-puc/

  • MONDIALI ITALIA 1934 – Considerzioni finali

Gli Inglesi hanno praticamente sempre rifiutato la partecipazione ai primi Mondiali di calcio, accettando solo alcune partite fuori da una competizione ufficiale.
Perchè, come affermava Charles Sutcliffe, membro del comitato della Federazione responsabile della stesura del calendario delle partite, descrisse la Coppa del Mondo del 1934 ‘una farsa’, sostenendo che il campionato inglese fosse “un campionato mondiale di gran lunga migliore di quello che si sarebbe giocato a Roma”.

La stessa arroganza e volontà di affermazione (autoaffermazione, più probabilmente) veniva dal governo italiano nella sua dimostrazione di Stato infallibile, un’idea di una nazione vigorosa (Mussolini inrcanava il Fascismo con i suoi ritratti a petto nudo).

Quando gareggiate all’estero come in Italia l’onore e il prestigio sportivo della nazione sono affidati ai vostri muscoli e soprattutto al vostro spirito” diceva Mussolini agli atleti.
Ma c’è una cosa da sottolineare: Mussolini di calcio sapeva ben poco.
Quindi a funzionare doveva essere sì la squadra Italia di Pozzo ma soprattutto la forma e i mezzi di propaganda del fascismo.
Già nel 1928, il giornale fascista Il Littorale insisteva sul fatto che le vittorie all’estero erano ‘chiari segni di superiorità razziale, destinati a riflettersi in molti campi al di fuori dello sport’.”
Alle Olimpiadi del 1920 ad Anversa, la squadra italiana era un gruppo disordinato che aveva cantato Bandiera rossa; nel 1932 a Los Angeles sfilò alla cerimonia di apertura indossando camicie nere e cantando Giovinezza, l’inno ufficiale del Partito Nazionale Fascista, e arrivò seconda nel medagliere.

Nella pratica, Mussolini voleva la vittoria del mondiale italiano per dare prova energica, prova della grandezza del suo regime.
Non era rimasto di certo a riflettere se farla o non farla: aveva fatto costruire la Coppa Del Duce. Come premio supplementare per la squadra vincitrice. Scolpita in bronzo, raffigurava alcuni calciatori in azione davanti a un fascio
littorio ed era alta sei volte la Coppa Rimet
(con grande imbarazzo di Pozzo nel ricevere entrambe così diversi di significato)

Dal canto suo, La FIGC sovvenzionò le trasferte dei tifosi stranieri, le tariffe dei viaggi tra le città ospitanti furono scontate e la telecronaca delle partite fu trasmessa dalla radio in dodici Paesi. il caso del Cile e Argentina: Le rinunce di Cile e Perù fecero sì che Brasile e Argentina si aggiudicassero due dei tre posti disponibili per il continente americano senza doversi qualificare, anche se una scissione all’interno della Federazione, dovuta all’introduzione del professionismo, fece sì che l’Argentina inviasse una squadra di dilettanti.

Fu creata una gamma senza precedenti di oggetti di merchandising, realizzati con le più sofisticate tecniche per mettere in mostra l’artigianato italiano. Persino i biglietti delle partite furono stampati su carta di alta qualità per incoraggiare i tifosi a conservarli come souvenir. E naturalmente su tutto campeggiava l’immagine dei fasci littori. Una spesa economica assordante.
Tutto esorbitante e sfarzoso. Tutto sfarzoso e esorbitante.

In ultimo, un fatto importante sugli “Oriundi: è un caso la questione dei giocatori stranieri che furono banditi a partire dalla stagione 1927-28 per cercare di innalzare il livello del calcio italiano e stimolare la crescita di una cultura calcistica Ma allo stesso tempo, agli allenatori stranieri erano consentiti (!) e le società iniziarono presto a eludere il divieto ingaggiando sudamericani di origine italiana: gli ‘oriundi’, come vennero chiamati.

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