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Hector Scarone

Hector Scarone

Hector Scarone e semplicemente il giocatore piu' forte del mondo

Hector Scarone (1898-1967)

E’ semplice: il giocatore piu’ forte del mondo.
Il piu’ forte uruguaiano di sempre, anteguerra e dopo.
Completo e formidabile: destro, sinistro, portentoso nei colpi di testa, infallibile sulle punizioni e sui calci di rigore, regale uomo assist, stupefacente cannoniere. Un talento naturale.

Nasce a Montevideo l 1898.
Lavora come postino, suo padre nelle ferrovie dopo l’arrivo a Montevideo da Savona.
Inzia la carriera nl Nacional e nel 1925 la suadra intraprende un tour di partite fuori Uruguay.

  • In Spagna

Notato da tutti per ilsuo talento naturale, avviene qualcosa di impensabile (per l’epoca)
È il presidente del Barcellona, Arcadi Balaguer, a condurre in prima persona la trattativa e a presentare al campione di Montevideo Pofferta: 50mila pesos e un contratto di cinque anni, oltre a una base di 1500 pesetas al mese.
Incredibilmente dice no a quell’offerta. Perché il suo cuore e la sua mente sono concentrati su un altro traguardo e per poterlo tagliare deve rimanere un dilettante.
Questo traguardo sono i Giochi Olimpici.
Gia’ campione olimpico nel 1924 a Parigi. E a quelli di Amsterdam nel 1928 non vuole mancare.
Perché diventando un professionista non avrebbe potuto prendere parte alle Olimpiadi, aperte solo ed esclusivamente ad atleti dilettanti.
Piu’ precisamente, con il Barcellona inizia la carriera ma disputa solo amichevoli quasi con voglia mancata.
Quindi torna a Montevideo e riprende il lavoro da postino.

  • In Italia 

Hector Scarone ha brevi apparizioni anche in Italia,nel Palermo e nell’Inter. Proprio Meazza, compagno di Hector Scarone nella parentesi italiana dell’Uruguaiano scrive di suo pugno “Nessuno di noi ha mai visto un giocatore cosi’ forte, impensabile”.
Gente tosta come Luisito Monti il portiere Zamora lo descrivono come immarcabile – per Monti, centro mediano. E per Zamora,nelle difficolta’ di parare i tiri di Scarone.

  • In Nazionale

Nel 1917 è già il faro dell’Uruguay che vince la Coppa America.
Nel 1930, tredici anni dopo, lui è ancora lì, a guidare i suoi in quel magico secondo tempo nella finale mondiale contro l’Argentina.
Il tutto mentre intorno cambiano compagni e avversari. Comincia a giocare con Zibechi, Porte e Piendibene, domina il mondo con Nasazzi e Andrade e tiene a battesimo la nuova generazione di giocatori uruguaiani degli anni Trenta.

  • Il ritiro

Il suo ritiro avviene nel 1939, quando di anni ne ha 41. Anzi: capita addirittura che nel 1953, alla veneranda età di 55, scenda ancora in campo con il Nacional per una partita di precampionato.

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