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Gianni Brera “Quasimodo”

Gianni Brera “Quasimodo”

Commento all’articolo di
Gianni Brera “Quasimodo”.
Tratto dal libro:
“Il principe delle zolle”

Salvatore Quasimodo

Brera interviene con un breve articolo sulla morte di Salvatore Quasimodo.
A Napoli, 14 giugno 1968, uno dei più grandi poeti del XX secolo lascia questo mondo.
Brera affronta la notizia con sentita mestizia.

In questo lutto profondo, ricorda a suo modo alcuni tratti di Quasimodo. Per prima cosa, lo chiama il geometra Salvatore Quasimodo perchè impiegato al catasto. Ma anche per donare al poeta una sostanza di semplicità e di “essere umano” anche di fronte alla creazione di capolavori eterni.

Breara descrive: “Era un arabo che cantava da greco”. 
E ancora “Era malato di ricordi poveri, dunque indotto dal sangue e dal sentimento a essere di sinistra”.

Nel 1945 si iscrisse al PCI dove rimarrà per solo uno o due anni; l’anno seguente pubblicò la nuova raccolta dal titolo “Con il piede straniero sopra il cuore”, poi ristampata nel 1947 con il nuovo titolo “Giorno dopo giorno”, testimonianza dell’impegno morale e sociale dell’autore che continuò, in modo sempre più profondo, nelle successive raccolte composte fra il 1949 e il 1958 come “La vita non è sogno”, “Il falso e il vero verde” e “La terra impareggiabile”, che si posero, con il loro tono epico, come esempio di limpida poesia civile.

Brera si impegna a un’azione di “civiltà” rivolta a tutti. Quella cioè di fare di tutto per salvare il materiale rimasto orfano nello studio del poeta. Salvare tutto dell’altissimo poeta, appunti, manoscritti, libri, materiale inedito. Anche “I piccoli cilindri di pietra focaia color dello zinco” o la collezione di Quasimodo di cravatte e accendini.

Nel 1959 Quasimodo vince il Premio Nobel per la Letteratura e su questo Gianni Brera racconta un aneddoto: pare che fu il calciatore svedese del Milan, il grande Nordahl, a spingere l’accademia di Svezia a consegnare il premio a Quasimodo.
Pare che, giocando proprio in Italia, Nordahl si sia accorto della bellezza unica dei versi del poeta.

  • Ed  è subito sera

“Un oboe sommerso risillaba echi di foglie morte, e smemora”, Così ha inizio il ricordo di Brera della scomparsa del poeta.
Fino a scrivere, attesissimo, queste parole:
“Se la sentiva, l’ha scritto cantando:
ognuno sta solo sul cuor della terra, , trafitto da un raggio di sole, ed è subito sera”.

 

  • Ed  è subito sera

“Un oboe sommerso risillaba echi di foglie morte, e smemora”, Così ha inizio il ricordo di Brera della scomparsa del poeta.
Fino a scrivere, attesissimo, queste parole:
“Se la sentiva, l’ha scritto cantando:
ognuno sta solo sul cuor della terra, , trafitto da un raggio di sole, ed è subito sera”.

Il principe della zolla custodisce le cento storie di uno scrittore che passava per giornalista sportivo. «Un grande fiume senza mai problemi di siccità», secondo Gianni Mura, che qui ha raccolto i migliori articoli di Brera – battuti a caldo e dettati a braccio a indefessi dimafonisti – unendoli alle pagine più meditate dei suoi romanzi. Un’antologia che si trasforma in un unico grande racconto, curata con il rispetto di un allievo consapevole dell’inimitabilità del maestro; con l’affettuosa nostalgia di lunghe notti avvolte nel fumo di sigari e pipe, trascorse parlando di calciatori e poeti, vini e ciclisti, politici e discoboli.

Gianni Mura
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